Arrigo da Settimello, Elegia

Lingua: Latino

Edizione: Enrico da Settimello, Elegia, a c. di Giovanni Cremaschi, Bergamo, Istituto Italiano Edizioni Atlas, s.d.

Abbr. TLIO: Arrigo da Settimello, Elegia, [LIBRO], [n. verso]


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[9] Arrighetto (ed. Battaglia), XIV (tosc.)
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L'edizione Battaglia riproduce, con alcune correzioni (frutto della revisione sui codici fiorentini), il testo di C. Milanesi, Il Boezio e l'Arrighetto - Volgarizzamenti del buon secolo, Firenze, Barbèra, 1864. Milanesi a sua volta correggeva il testo della versione edita da D. M. Manni (Arrighetto, ovvero trattato contro l'avversità della fortuna, Firenze, 1830; poi Milano, Silvestri, 1815 e 1832), ma compiendo «una vera "contaminazione"; per togliere i difetti al testo della versione Manni, ne sostituì delle frasi con altre di una diversa versione contenuta nel cod. Riccardiano 1338» (G. Cremaschi, Bibliografia - Volgarizzamenti italici, in Enrico da Settimello, Elegia, p. 17). La versione del Riccardiano fu poi edita a sé da Bonaventura (cfr. [ME] Arrighetto (ed. Bonaventura), XIV (tosc.)).

Per le diverse edizioni del testo si veda G. Cremaschi, Bibliografia - Volgarizzamenti italici, cit., pp. 16-17, e Battaglia, Nota bibliografica, pp. xxxviii-xxxix.

Si rimanda ancora a Battaglia, Introduzione, pp. xxxiv-xxxv per alcune note sulla prosa del volgarizzamento e il suo rapporto con l'originale, di cui il primo accentuerebbe la forza emotiva: «la parola del volgarizzatore illumina l'espressione latina: le conferisce una nota di armonia» (p. xxxv); diversamente E. Bonaventura (Arrigo da Settimello e l’«Elegia de diversitate fortunae et philosophiae consolatione», «Studi Medievali», IV, 1912-13, pp. 110-92) sottolinea come «accanto ai pregi di questa versione abbondano i difetti; in più luoghi certe frasi, certe locuzioni che sono vivaci ed espresisve nel testo, sono mal rese e perdono d'efficacia nella traduzione; certe immagini impallidiscono; qualche volta un eccesso di fedeltà, qualche altra un'eccessiva licenza non rendono esattamente il pensiero dell'autore; e spesso vi sono veri e propri errori di traduzione, dai quali apparisce non avere il traduttore inteso affatto il testo» (p. 170).

[ME] Arrighetto (ed. Bonaventura), XIV (tosc.)
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Questa versione dell'Elegia è più corretta di quella dell'edizione Battaglia (cfr. [9] Arrighetto (ed. Battaglia), XIV (tosc.)), e a differenza della ricca tradizione di quella, è tramandata da un unico testimone quattrocentesco, il codice Riccardiano 1338, corredato di chiose marginali che ci forniscono una notizia biografica di Arrigo da Settimello; il testo è trecentesco.

Per un paragone tra le due versioni in volgare e un confronto con l'originale latino cfr. Bonaventura, pp. 171-172, che nota come i numerosi errori grossolani della versione Manni (alla base dell'edizione Battaglia, tramite l'edizione Milanesi) sono in numero ridotto: «in un'altra versione che fu fatta nello stesso secolo d'oro della lingua italiana e che per l'elocuzione, per la lingua, per l'eleganza del costrutto e per la fedeltà con cui riproduce quasi sempre il pensiero, lo spirito, se non sempre la lettera dell'autore, [...] pare all'altra assai superiore. [...] Non già ch'essa sia perfetta; e certi errori strani, come quello di tradurre il nome proprio "Longepres" con "lungi e presso", sono comuni ad ambedue le versioni, pur differentissime nell'insieme. Ma i concetti e le immagini dell'originale sono resi molto più esattamente dal traduttore, il quale ha con giusto accorgimento compresa la necessità di scostarsi qua e là dalle parole del testo ove giovasse meglio a rendere il pensiero del poeta».